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Le memorie di Sherlock Holmes | Arthur Conan Doyle

Titolo: Le memorie di Sherlock Holmes
Titolo originale: The Memoirs of Sherlock Holmes
Autore: Arthur Conan Doyle
Cenni sull’autore: 
Arthur Ignatius Conan Doyle (Edimburgo, 1859 – Crowborough, Sussex, 1939) è ricordato quasi esclusivamente per aver dato vita al più celebre detective di tutti i tempi, Sherlock Holmes. L’autore, che ambiva ad essere considerato un letterato a tutto tondo, scrisse anche saggistica ed una serie di romanzi fantastici, simili ad alcune opere di Edgar Allan Poe, che però non ottennero il successo sperato. Persino quando fu nominato cavaliere per il servizio prestato durante la guerra anglo-boera girava voce che avesse ricevuto questo riconoscimento perché il re era un ammiratore sfegatato di Sherlock Holmes. Cominciò a scrivere durante gli studi di medicina ed il successivo tirocinio e continuò anche quando decise di trasferirsi a Londra per aprire un ambulatorio. Nel 1887, “Uno studio in rosso”fece conoscere al mondo il personaggio di Sherlock Holmes, ispirato, tanto nelle fattezze quanto nei modi, al dottor Joseph Bell, suo ex docente (Conan Doyle, invece, si identificava a tal punto con l’assistente del detective che gli capitò addirittura di firmare un autografo come “Dr John Watson”). Al primo romanzo della serie ne seguirono altri tre ed una lunga serie di racconti.   (Fonte: “501 grandi scrittori”, a cura di J. Patrick, ed. Atlante)
Anno di pubblicazione: 1894
Edizione: Liberamente, collana “Grandi Gialli”
Traduzione: l’edizione in questione non riporta, sfortunatamente, il nome del traduttore, il quale subisce un torto ancor più grave visto l’ottimo lavoro che è indubbiamente da riconoscergli.
Pagine: 258
Costo: euro 4,90
-> Consigliato:  No, ai lettori vergini di Sherlock Holmes (ai quali consiglierei di iniziare da “Uno studio in rosso”). Indubbiamente sì, a tutti coloro che sono stati già ammaliati dalla penna di Sir Athur Conan Doyle.

[ “Le memorie di Sherlock Holmes” è una memorabile raccolta di undici racconti, narranti alcune delle più celebri avventure aventi con protagonista Sherlock Holmes.]

Nel mezzo del cammin di nostra…Lettura.

Giungo in questi afosi ed estivi istanti al completamento della lettura di circa 1/2 del “Canone”, termine che identifica l’intera e completa collezione dei romanzi e dei racconti che vedono protagonista l’ “autentico” Sherlock Holmes, quello nato dalla penna di sir Arthur Conan Doyle (distinto da quello “apocrifo”, generato dalla discutibile creatività di altri scrittori post-Conan Doyle).
Raggiunto questo piccolo traguardo, linea di demarcazione fra i c.d. “Primo” e “Secondo” Sherlock (non sarò certo io a spoilerare le motivazioni di tale distinzione), vengo infastidita da un subdolo prurito pseudo-intellettualoide che mi porta a manifestare alcune riflessioni:

– La prosa di Conan Doyle è impeccabilmente perfetta. Perfetta perfetta, azzarderei.
Elegante, sobria, ricca, fluida, accattivante. E-S-R-F-A. Cinque parametri a livelli stellari.
Durante la lettura non si percepiscono le parole, nell’accezione di freddi segni convenzionali stampati su carta, ma si viene cullati dalla fascinazione del racconto. Si ascolta una voce che narra. Alzando gli occhi dal libro, mi sono spesso stupita di non ritrovare al mio fianco la rassicurante figura di Conan Doyle, fedele menestrello di avventure che mi è parso, per l’appunto, più di ascoltare che di leggere.
Ammaliante ed alienante voce di narratore.
Nello stesso tempo, però, la consistenza stessa della prosa non è passata affatto inosservata e la sua raffinatezza si è manifestata in tutta la sua prepotenza, trasformando la concatenazione delle parole in una miscela di miele che naufraga fra le labbra del lettore (tò, beccatevi questa definizione!).
Arrivando al dunque, non ritengo di esagerare nell’attribuire i meriti della fama e dell’immortalità del personaggio di Sherlock Holmes per un buon 50% alla qualità della PROSA del suo ideatore.

– Il restante 50% di meriti è spettante di diritto, naturalmente, alla peculiarità, alla singolarità, alla superba genialità deduttiva dell’ormai caro ed affezionato detective, che tutto il mondo ammira e, giustamente, glorifica (ho esagerato?).
Ma.
C’è un “ma”.
Mi ‘spiace Arthur: dopo tutte le sdolcinatezze sciorinate a proposito della tua prosa, capisco che quello che sto per dire potrà risultare come un infido colpo basso. Lo so e me ne vergogno: che l’indelebile macchia sulla mia coscienza possa essere per te una giusta vendetta!
La prosa e Sherlock, abbiamo detto, sono intoccabili: su che cosa, dunque, potrò mai accanirmi? Sulla trama, sull’architettura del giallo.
Lo dico magari sottovoce…E’ tutto meno “sensazionale” di quanto mi aspettassi.

A tal proposito ho sviluppato tre ipotesi, nel tentativo di spiegare, prima di tutto a me stessa, uno spiacevole sentore di insoddisfazione:

A. Come lo stesso Holmes, sorridendo, molteplici volte sottolinea, risulta controproducente spiegare e svelare al Dottor Watson e, quindi, al lettore tutti i meccanismi, le analisi e i sottili ragionamenti che consentono al detective di giungere alla soluzione dei casi.
Come uno spettatore cui il mago abbia svelato i propri trucchi, il lettore, in un primo tempo sbalordito ed attonito dinnanzi alle sovrumane capacità di Holmes,una volta ascoltata la spiegazione di come egli sia giunto alle proprie scientifiche conclusioni, è il primo ad esclamare istintivamente “Elementare!”.

B. E’ pur vero che il burattinaio è uno soltanto, se pur geniale, una sola mente, ed altresì umana, quella di Conan Doyle. E’, di conseguenza, naturale che determinati motivi, tematiche, personaggi, ambientazioni e macchinazioni risultino costanti e riproposti in forme e vesti simili. Indovinata la chiave di un mistero, è piuttosto probabile che essa possa servire nuovamente e diverse volte in futuro, per risolvere misteri diversi. Molti casi e relative soluzioni si assomigliano palesemente.
Eppure, anche su questo punto, è lo stesso Holmes ad evidenziare come non esistano in realtà casi nuovi e come, conseguentemente, attraverso la conoscenza e lo studio dei casi del passato, si possa districare la matassa di qualsiasi problematica, solo apparentemente insolita ed unica nel suo genere.

C. Scartate le prime due ipotesi, poichè già pacificamente spiegate dallo stesso Sherlock alla luce di un metodo scientifico che trasforma la deduzione in una disciplina esatta ed analitica, che nulla ha di sovrumano, non mi resta che avvalorare la terza ed ultima ipotesi: nella quasi totalità delle avventure di Sherlock non ho percepito l’elemento sensazionale, non sono caduta dalla seggiola per lo stupore, perchè sono anch’io un genio e, come Sherlock Holmes, sono giunta a prevedere (quasi) facilmente la soluzione di casi in realtà decisamente complessi ed intricati. Dev’essere così.

Concludendo:
1. Riflessioni più complete e competenti giungeranno soltanto a lettura dell’intero “Canone” completata.
2. Indipendentemente dal grado di stupore in me suscitato dalla tramma “gialla”, i quattro volumi fino ad ora letti sono stati divorati in una decina scarsa di giorni. Qualsiasi lettura che si lasci consumare con tale fame ed accanimento, in così poco tempo, ha il diritto di essere considerata come una, non buona, ma ottima esperienza letteraria.
3. E’ legittimo, se non persino tecnicamente “giusto”, spiegare la fama ma soprattutto il valore (artstico) del personaggio di Sherlock Holmes in considerazione della meravigliosa voce narrante che gli ha dato vita (chapeau, sir Arthur!) e della sensazionalità dei tratti che indiscutibilmente lo identificano.

Stefania Trombetta

Sempre riguardo Arthur Conan Doyle potete leggere la recensione di:
-> Uno studio in rosso

 


Uno studio in rosso | Arthur Conan Doyle

Titolo: Uno studio in rosso
Titolo originale: A Study in Scarlet
Autore: Arthur Conan Doyle
Cenni sull’autore: Arthur Ignatius Conan Doyle (Edimburgo, 1859 – Crowborough, Sussex, 1939) è ricordato quasi esclusivamente per aver dato vita al più celebre detective di tutti i tempi, Sherlock Holmes. L’autore, che ambiva ad essere considerato un letterato a tutto tondo, scrisse anche saggistica ed una serie di romanzi fantastici, simili ad alcune opere di Edgar Allan Poe, che però non ottennero il successo sperato. Persino quando fu nominato cavaliere per il servizio prestato durante la guerra anglo-boera girava voce che avesse ricevuto questo riconoscimento perché il re era un ammiratore sfegatato di Sherlock Holmes. Cominciò a scrivere durante gli studi di medicina ed il successivo tirocinio e continuò anche quando decise di trasferirsi a Londra per aprire un ambulatorio. Nel 1887, “Uno studio in rosso” fece conoscere al mondo il personaggio di Sherlock Holmes, ispirato, tanto nelle fattezze quanto nei modi, al dottor Joseph Bell, suo ex docente (Conan Doyle, invece, si identificava a tal punto con l’assistente del detective che gli capitò addirittura di firmare un autografo come “Dr John Watson”). Al primo romanzo della serie ne seguirono altri tre ed una lunga serie di racconti.   (Fonte: “501 grandi scrittori”, a cura di J. Patrick, ed. Atlante)
Anno di pubblicazione: 1887
Edizione: Oscar Mondadori
Traduzione: Alberto Tedeschi
Pagine: 145
Costo: euro 8,50
-> Consigliato: Assolutamente sì, in particolar modo a tutti coloro che intendono conoscere Sherlock Holmes ed Arthur Conan Doyle e non sanno da dove iniziare.

 

Accade che una mattina ti svegli con lo sghiribizzo di leggere tutto Sherlock Holmes.

Avete presente quelle voglie velatamente malsane ma precise e prepotenti che vi colgono alle prime luci dell’alba? Nel mio caso, generalmente, tali voglie bramano e pretendono pizza (o lasagne, dipende dalla stagione), ma l’ultima volta hanno richiesto Sherlock Holmes. Tutto Sherlock Holmes.

Apri gli occhi. Una vocina insistente e fastidiosa come una zanzara nell’orecchio sussurra “SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes”.

Ti alzi faticosamente dal letto. SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes.

Affoghi, sbadigliando, manciate di cereali nel latte.
SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes.

Doccia.
SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes.

Ispezione deludente del guardaroba.
SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes.

Quando, estenuata, cerchi disegnare una passabile riga di trucco nera sugli occhi e quel fastidioso “SherlockHolmesSherlockHolmesSherlockHolmes” fa sì che la punta della matita scivoli, sbavi, ti finisca nell’occhio, si frantumi, istericamente urli: “Basta! Ok! Leggerò Sherlock Holmes, va bene?!?”

Da dove iniziare se non dal principio? La prima apparizione sulle scene letterarie del sorprendente detective e del fedele compagno d’avventure è riconducibile al 1887, anno della pubblicazione di “Uno studio in rosso”, romanzo che illustra il fortunato incontro fra i due futuri inseparabili amici e che, ad un pubblico ammirato ed incantato, mostra, per la prima volta, i tanto bizzarri quanto scientificamente puntuali e sorprendentemente esatti metodi d’indagine di Sherlock Holmes, personaggio che riuscirà tanto ad infastidire quanto ad ammaliare i suoi lettori in maniera così prepotentemente folgorante da dar vita a quella che in tutti i sensi diverrà una leggenda.

Dal Dottor Watson a Baker Street, dalla celebre pipa al naso aquilino di Sherlock, dalla scienza della deduzione alle evocative atmosfere londinesi, in questo primo romanzo compaiono quegli elementi, vengono tracciate quelle pennellate che realizzeranno uno dei più amati personaggi che la Letteratura abbia mai plasmato.

Recuperando svogliatamente l’ingiallito volumetto di “Uno studio in rosso”, lettura estiva predisposta dalla professoressa di lettere in seconda liceo, ho desiderato soltanto soddisfare le impellenti pulsioni letterarie che traevano piacere dal tormentarmi, nella speranza di farle definitivamente tacere.

Giammai! Quelle, astute e perfide, non hanno fatto altro che alimentare il proprio potere durante la lettura del romanzo.
Ammaliata da Sherlock, infastidita da Sherlock, sedotta da Sherlock, intontita da Sherlock e arrabbiata con Sherlock, mi ritrovo, ora, a scrivervi sotto crudele minaccia della qui presente e traballante pila di TUTTI (t-u-t-t-i, e, badate bene, non è stata facile impresa rintracciarli t-u-t-t-i) i volumi di romanzi/raccolte di racconti che vedano la penna di Sir Arthur Conan Doyle disegnare l’amato investigatore.

Raptus, follia, follia!

Non iniziate a leggere Sherlock Holmes. Non fatelo! Non ve ne libererete mai più: egli vi entrerà sotto pelle, si mescolerà all’aria che respirate, contaminerà pensieri ed istinti, mangerà il vostro cibo (Noooo!) e diverrà quanto di più simile ad un amico, compagno fedele e costante, possa esistere nel mondo dei libri.

(Aiutatemi.)

 

Stefania Trombetta


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