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L’amuleto di Samarcanda, Jonathan Stroud

Titolo: L’amuleto di Samarcanda (Bartimeus #1)
Autore: Jonathan Stroud
Cenni sull’autore: Classe 1970, Jonathan Stroud impugna la penna per sprigionare la fantasia alla tenera età di sette anni, da allora non l’ha più bloccato nessuno. Attualmente è uno dei più importanti scrittori fantasy viventi, tra i suoi lavori più importanti è appunto la Trilogia di Bartimeus, saga fantasy spesso messa in antitesi ad Harry Potter e ricca di novità per il mondo della magia. Condivide la vita sentimentale con la moglie Gina, illustratrice di libri per bambini.
Traduttore:
Riccardo Cravero
Anno di pubblicazione: 2003
Edizione: Salani
Costo: 16.5€
Numero pagine: 449
-> Consigliato:  Sì, sì e ancora sì

‘L’esercito più formidabile di questo tipo che si sia mai visto fu messo insieme dal faraone Tuthmosi III nel 1478 a.C. Comprendeva una legione di afrit e un gruppo di jinn di vario livello, di cui il più notevole era sicuramente… No, la modestia mi impedisce di proseguire.’ –Bartimeus

Londra ha aperto le porte alla magia, ma questa volta ad attraversarle non sono i già noti ed affezionatissimi Harry&co., bensì Nathaniel, apprendista mago, combinaguai, intrepido vendicatore che nulla farebbe senza il suo fidato antagonista, ma compagno di sventure Bartimeus, jinn irriverente, di grande prestigio e che ebbe addirittura l’onore di parlare con Bartimeus in persona.

Di prodotti fantasy stracolmi di elementi magici, folletti variegati e fatine multiformi ce ne son stati sciorinati fin troppi, ma Jonathan Stroud ribalta la scena facendo di Londra lo scenario di una storia tutta nuova e di una prospettiva nettamente ribaltata in cui un demone, anzi, IL demone, Bartimeus, riesce addirittura ad essere più buono di un mago corrotto nel compiere gli ordini impartitigli da Nathaniel, maghetto dodicenne ancora apprendista che ha deciso di giocare col fuoco per vendicarsi di un torto subito dall’ambizioso Lovelace e dalle umiliazioni continue ricevute dal suo maestro Underwood, mago di infimo livello con il pallino della mai raggiunta fama. Lo  stile dello giovane scrittore è dinamico, fresco, scevro di inutili fronzoli, di tecnicismi e di dimostrazioni di bravura, insomma, più che guadagnarsi il favor populi, è palese che a Stroud interessava scrivere una bella storia, i cui caratteri fossero impressi anche nel modo di scrivere. La narrazione è scoppiettante, non esistono punti morti e tutto ciò di cui il lettore ha voglia è solo leggere, leggere e continuare a leggere preferibilmente senza che debba arrivare mai una fine. Ma purtroppo una fine c’è, come per ogni libro, solo che, (e qui vorrei conoscere Stroud di persona e ringraziarlo), per fortuna, la fine di questo libro apre un varco verso gli altri due libri della storia, che leggerò più in là nel tempo per non dover dire troppo presto addio a questa coppia sgangherata, ma sempre vincente di Nathaniel e Bartimeus.

La forza di questo libro, oltre che nella trama che non starò qui a raccontare, sta nella capacità dell’autore di presentare così bene ed approfonditamente i due protagonisti, il maghetto strappato alla famiglia d’origine per entrare nelle grinfie dell’inetto maestro che dovrebbe condurlo alla gloria da mago, ma che in realtà non ci sa proprio fare, e il demone dal maghetto convocato. Nasce tutto così, da una semplice formula di Convocazione iniziamo a conoscere questa coppia mal assortita che a Londra darà molto da fare a polizia, maghi e quant’altro. Ironia, lotte, intrighi nel jet set politico stranamente intrecciato con la magia, costituiscono la maglia di fondo di un libro che mette in ottima luce un genere, il fantasy, da me assai poco – pochissimo – apprezzato. Sono gli autori bravi come Stroud a far sentir dei vecchi reazionari barbuti delle donzelle che come che di solito si creano la loro élite di storie e autori senza mai fare capolino fuori.

Si è parlato di questo libro come dell’Anti Harry, e io non posso che confermare questa idea.
Laddove la Rowling ha creato un mondo di bontà, in cui si rivendicano l’orgoglio, gli affetti e ci si batte contro il male, Stroud ha invece assemblato una copia di mago e demone che fa scoppiare una catena di eventi a reazione solo perché a Nathaniel brucia la ferita ancora accesa dell’ingiustizia commessa nei suoi confronti da un gruppo di maghi superiori e Bartimeus, da lui convocato, è obbligato a diventare schiavo del maghetto e a seguirlo in ogni suo mirabolante e mal pensato piano.

Insomma, nostalgici di Harry e della magia,  ecco a voi una nuova saga dalle mille qualità nella quale buttarvi, sempre tenendo a mente che qui non ci sono i buoni, e che tutta la trama si può facilmente riassumere in una sorta di ‘sbaraglia lo sbaragliabile,’ altro che ‘salva il salvabile’ a cui ci avevano abituati Hogwarts e compagnia.

Lasciatevi trascinare dall’ambizione di Nathaniel e dall’irriverenza di Bartimeus, sono disponibili per voi risate a crepapelle e avventure da mozzare il fiato. E a voi, Nat e Bart, arrivederci a presto con L’occhio del Golem.

Luana 

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